lunedì 27 ottobre 2014

Per caso non succede (non succede mai)

Sono qui a scrivere in quella che è stata la mia casa nell'ultimo mese. 
Le mie cose hanno iniziato a saltare indietro nella valigia, appoggiata sul secondo letto che non ho mai usato, facendo una piroetta finale come nella scatola di un circo delle pulci.
Fuori il tempo è bello e freddo e di là le pentole stanno finendo di asciugarsi.

Vado via da Bologna meglio di come ci sono arrivato, e non lo dico solo per il fatto che sono arrivato qua con la massima prospettiva di fare il commesso in una fiera di fumetti (prospettiva che, ci tengo a dirlo, a me andava bene visto che in cambio mi stava dando la possibilità di tornare finalmente a stare per conto mio lontano da un posto a cui associo il periodo più pesante della mia vita) e me ne torno a Roma con in tasca il contratto per il lavoro che ho sempre sognato di fare, a Milano. 

Bologna m'ha rimesso in sesto, m'ha fatto tornare a godere di una dura giornata di lavoro, dei soldi guadagnati a faticare, del fare la spesa, del passeggiare per le strade di una città e farla diventare anche mia come se i piedi a suon di macinare chilometri la segnassero quasi invisibilmente; del conoscere persone nuove, farsi degli amici o semplicemente essere riconosciuto dai baristi e cassieri dei negozi che quotidianamente ho frequentato; del godersi una città senza bisogno di automobili, di parcheggi, assicurazioni, benzina, multe, posti di blocco, alcol test… semplicemente potendo fare tutto quello che vuoi e raggiungere qualunque posto solo camminando, o con un autobus o inforcando una bicicletta e godere l'aria fredda sul viso, che ti riempie i polmoni e i muscoli delle gambe che si gonfiano, che pompano quando un autobus arriva dietro deciso verso la sua fermata e tu devi fargli spazio e con loro tutto il corpo che si risveglia da un torpore forse durato anni, se non decenni, di nuovo vivo come non mai e ancora la sensazione di pace quando le ruote vanno da sé, e allora alzi la schiena, distendi le braccia, le sollevi dallo sterzo per vedere se ancora lo sai fare (senza morire) e girare la città in modo diverso, andando a scoprire posti che non conoscevi o andando a salutare quelli che conosci, che conosci bene e che hai amato e che ami ancora da morire. 

Bologna è stata l'ultima tappa di un percorso che ho iniziato da parecchio tempo. Non è la città che m'ha insegnato a riuscire a staccare dalle cose che mi preoccupano o che mi fanno soffrire per riuscire a guardarle per quello che sono, ad accettarle e ad accettarne i cambiamenti, a riconoscere le cose che voglio e che non voglio, e a non farmi distrarre dalle fantasie che mi ero costruito come un nido sicuro. Non è questa città che m'ha insegnato a stare di nuovo bene.
Ma è la città che m'ha chiamato e che m'ha permesso di mettermi alla prova, da solo, lontano da tutti, con pochissimi punti di riferimento che erano gli amici che vivono in zona e quelli che da lontano tifavano per me e con pure un passato, difficile, con cui dovevo riappacificarmi. 

E la sapete una cosa? 
La cosa è che ce l'ho fatta e tutto quello che è venuto, tutta la pura gioia che ho provato, la pace e la tranquillità di cui mi sono riempito in questo mese qui, così come il gusto di divertirmi, di essere leggero, di lasciarmi andare al cazzeggio, anche a costo di essere frainteso da chi le cose le ha osservate da lontano, me lo sono meritato e guadagnato e godermelo non solo era dovuto, ma necessario. 

E me ne andrò da qui meglio di come sono arrivato, nel corpo, nella mente e nello spirito, con degli amici a casa con cui festeggiare e un lavoro lontano con cui mettermi alla prova col coltello tra i denti, e il passo sicuro e inarrestabile di un Orfeo che finalmente capisce che le risa di Ade che sentiva alle sue spalle erano di gioia e non di scherno.

Passo e chiudo.

"e sono convinto che non sia un caso,
per questo cari amici e amiche me
ne vado via da questo stato di confine"


(Questo stato di confine, Albedo - A casa, 2012)

giovedì 23 ottobre 2014

Tutti i tuoi domani cominciano qui

Ieri sono andato a Milano e ho riportato indietro con me due cose: la chiave del prossimo posto che chiamerò casa e una serie di fogli che ufficializzano il mio lavoro di game designer che farò in quella città da novembre in poi.

Non è il luogo, né ho tempo o voglia di perdermi in riflessioni o fare il punto della situazione dei due anni (da alcuni punti di vista anche di più) che ci sono voluti per arrivare a questo momento, né di quello che ho passato nel frattempo. L'unica cosa di cui dovreimparlare sono le persone che mi hanno aiutato e sostenuto durante questo periodo, ma con quelle lo faremo assieme, di persona, la settimana prossima quando lascerò Bologna, oppure la prossima volta che ci incontreremo in qualche parte di Italia.  Ho bisogno di festeggiare tanto da arrivarci in ginocchio a Milano (grazie Daniele per la splendida immagine e promessa), visto che la febbre che m'ha colpito in questi giorni (e il viaggio di ieri febbricitante per firmare il contratto è stata una cosa fatta di tigna, forse inconscentemente e che mi sarei potuto evitare ma che non avrei comunque rimandato per niente al mondo) ha tarpato quasi completamente il mio vivermi con la giusta felicità forse una delle cose più importanti che mi siano mai capitate.

Non credo che scriverò altro qua da Bologna, a parte delle prevedibili righe d'arrivederci per la città, rimarrò ancora pochi giorni e avrò un po' di cose da fare, persone e luoghi da salutare. 

Vi ringrazio di aver letto queste pagine e che siano state (almeno per alcuni) un pretesto per riuscire poi a sentirci a voce, e non un loro sostituto.

Grazie.

giovedì 16 ottobre 2014

Maledettamente bene

Eh.

Evidentemente qualcosa s'è sbloccato.

Che siano tutti i karma points accumulati o il riuscirmi a destreggiare sulle onde di un mare tempesta su un surf chiamato "lucidità" (l'ho sparata grossa apposta) fatto sta che ci sono tanti cambiamenti nell'aria, cambiamenti che m'è troppo complicato da raccontare e che sarebbero mortificati spiegati qua sopra.

Quindi alcuni di voi si aspettassero telefonate con le news (o mi chiamassero, tanto adesso posso rispondere sempre), gli altri lo scopriranno via via seguendomi sui posti dove lascio tracce.

Per il resto, se avrò cose interessanti da raccontare più dettagliatamente di quello che possa fare con una foto o un post su fb lo troverete qua.

A quando sarà.

Bella

lunedì 13 ottobre 2014

In un futuro non lontano sapranno fare a meno di me.

Lunedì,
minchia.
Da manuale.

Non tanto per il lavoro, quello sta andando bene. Sto accettando il non poter fare la sera il cazzo che mi pare, che devo mettermi a letto presto per avere le energie (e recuperare quelle che ho consumato in più del dovuto) per il giorno dopo. In questo aiuta non avere internet, una collega che ti aiuta con le piccole spese, e una strada come il pratello dove fermarsi sulla via del ritorno per farsi una birra da solo senza che nessuno noti la cosa più di tanto come strana o bizzarra. Tra l'altro oggi ho avuto pure la fortuna di fare solo 5 ore, riuscendo a tornare a casa col sole e a prendere la catena seria (39 euri di bellezza, che ovviamente serviranno a poco se qualcuno deciderà che la bici che mi è stata prestata se la deve fottere a tutti i costi, e non essendo una di quelle bici merdose riverniciate 6 volte la possibilità non è così remota, ma vabè conviverò pure con questa piccola ansia), quindi non mi posso proprio lamentare.

Però l'inizio è stato proprio merdoso.

Svegliarsi e decidere di chiarire una volta per tutte la situazione in sospeso con quella società di Bologna, che mi ha ricontattato poco dopo ferragosto per dirmi che s'era liberata una posizione in cui io sarei stato perfetto, che m'ha fatto venire pochi giorni dopo a Bologna per vedermi di persona, colloquio ad occhi a cuoricino e noi che rimaniamo che a meno che l'ultimo colloquio che avevo in programma in Alitalia non sarebbe andato incredibilmente io con loro avrei voluto lavorare ed eravamo rimasti che la settimana seguente, appena sbrigata la faccenda, ci saremmo sentiti per organizzare il resto del discorso, tempistiche e dettagli del contratto. La settimana seguente traccheggiano parlando di slittamenti per impegni e che si sarebbero fatti risentire, siamo al 15 settembre. Oggi alla fine mi sono deciso (anche a causa della mail da Milano di qualche giorno fa), gli ho scritto e la risposta è stata che in realtà hanno preso un'altra persona, un junior, per quel ruolo, per fare il Web Product Manager.

Dio cristo.

È stato una merda.
È stato una merda perché questa cosa del cazzo ha fatto cadere tutte le mie fantasie sul restare qua come le carte di un castello, perché per quello che so fare io, per la mia figura, la mia professionalità qua non c'è posto, non ora almeno. E non sarebbe neanche quello, se avessi un entrata sicura li manderei a fare in culo tutti 'sti stronzi che ti tengono sospeso per mesi, che spariscono, tornano, rispariscono senza dire una parola fregandosene completamente di quel minimo di rispetto che è doveroso nei confronti delle persone, soprattutto in un ambiente che si spaccia per essere professionale e all'avanguardia, per restare qua e limitarmi a vendere fumetti in un negozio.
Ma le prospettive, seriamente, non mi permetterebbero di restare qua senza tribolare, senza aver paura di non riuscire a pagare le bollette a fine mese o dovendosi fare i conti in tasca ogni mese, ogni giorno, perché di contratti minimi, di accordi su cui semplicemente basare l'affitto di una stanza e qualche soldo da spendere qua dubito che se ne vedranno. Ed io sta cosa l'ho già fatta, l'ho già vissuta ed è una merda, non ce la faccio più. Ho rivoluzionato la mia vita 2 anni fa per questo motivo, e malgrado la sfiga merdosa che ho avuto da quel momento in poi in (quasi. alcune delle persone che stanno leggendo o che leggeranno questo post sono stati la mia fortuna e il motivo per cui non mi sono attaccato con una corda ad un albero) ogni ambito della mia vita quella è stata una scelta giusta.

Ora sono in questa situazione: vivrò a Bologna, come ho sognato a lungo di fare (a prescindere da tutto, dalle persone che ho conosciuto e che ho amato che vivono qua e dai ricordi belli e brutti che ho qua), per due mesi, forse meno e dopo probabilmente la mia vità sarà da qualche altra parte.

È una considerazione ovvia, quasi banale, ma accettare una data di scadenza dopo aver iniziato a vivere qua, dopo poco più di settimane, dopo averlo voluto tanto non è per niente facile e m'ha messo in crisi.

La cosa buffa è che il rimuginarci tutto il giorno (e probabilmente anche lo scrivere questo post) mi ha permesso di chiarirmi cos'è veramente importante per me proprio al momento giusto.

(ci sono altri cambiamenti nell'aria, ma adesso è prematuro parlarne)



sabato 11 ottobre 2014

Avrò il dono del passo obliquo del gorilla (e canterò)

Eh.
Stanco.
Sono stanco.

Diciamo che sono arrivato a questo fine secondo giorno di fiera accusando tutta la stanchezza di questa prima settimana di lavoro, dei 10 km in bicicletta dell'altro giorno e di tutti i km a piedi che ho fatto in questi giorni con delle scarpe scomode (mi mancano un po' tutte le mie scarpe da skater), del roBOt della settimana scorsa e soprattutto della serata di ieri, che ho fatto perché avevo troppa voglia di farmi una sera in compagnia di amici, di mangiare della roba cucinata, conoscere persone nuove (tra cui la barman del posto dove siamo andati dopo) e bermi una cosa in un posto dove non ero mai stato prima e di cui avevo sentito parlare.
Il problema era tutta la stanchezza di cui sopra che m'ha ammazzato (e forse anche quel litro di vino a cui è seguito un long island secondo me c'ha messo del suo) e stanotte sono tornato a casa in condizioni pessime, con una sveglia già puntata e che stamattina è stata tutt'altro che magnanima e dei postumi che m'hanno accompagnato (con tutta la cupezza emotiva che si portano con loro) per gran parte della giornata

Diciamo quindi che la pioggia di stasera è stato un ottimo alibi per far riposare un po' i piedi e tutto quello che c'è attaccato.

Il lavoro mi piace.
Mi piace stare con la gente, trattarla con gentilezza, aiutarla e vederla sorridere. 
Mi piacciono le persone che stanno là che cercano e ravanano in mezzo a tutta la roba qualcosa che possa piacere loro, col quale sognare, finire da un'altra parte, in quel posto in cui gli autori ti danno un punto di vista privilegiato per godersi le loro storie, i loro racconti, i luoghi che creano.
Sarà che sono ancora i primi giorni ma mi piace, malgrado tutta la stanchezza di tante ore in piedi, essere il tramite con il quale le persone ottengono cose che poi ameranno.

Poi magari quella gente la odierò, come odierò quei fumetti, quelle storie, quei banchi in cui si accumula polvere e sporco, così come dover andare al bagno per forza in un bar o gli stronzi accattoni con la parlantina che il fine settimana fermano la gente per la strada proprio fuori al nostro stand per farsi dare i soldi, mostrando tesserini fatti al computer e regalando penne dopo essersi intortate persone in buona fede (e finire, come al solito, a litigare tra di loro per soldi), o ancora odierò le giornate  di lavoro intense e troppo lunghe dei weekend come questi, nelle quali non riescirò a fare altro se non lavorare e che anche fare la spesa, una lavatrice, o comprare la catena seria per la bici mi è precluso e nelle quali sono costretto a dover correre a casa per lavarmi senza poter riposare neanche un minuto perché altrimenti non riescirei a fare in tempo agli appuntamenti con le persone che possono uscire solo nel weekend.

Però 'sti cazzi.

Adesso sono solo contento di fare quello che faccio, mi viene bene e le persone lo notano e mi ringraziano con i modi buoni che ricevo in cambio.

(Oggi addirittura dei fotografi che stavano facendo un reportage sulla città di Bologna e la gente che ci vive, dopo aver girato per la fiera per tutta la mattina hanno voluto fotografarmi perché piaceva loro il mio modo di fare e hanno preso i miei contatti per quanto pubblicheranno lo scatto)

Uno che s'è comportato da stronzo con me ancora non l'ho trovato (li troverò, lo so, ma ci sta e il rapporto con gli altri sarà in loro netto svantaggio) e potrà sembrare ingenuo, o sciocco, ma dopo tutto quello che ho passato in questi ultimi anni mi fa stare bene il rendermi conto che la gente, magari anche solo per un secondo, riesca a volermi un briciolo di bene vero.

Sono le 21e35 ed io sono già in pigiama, fuori piove e ascolto i Ratafiamm, cercando di capire se fumarmi o meno la prima sigaretta della giornata.

M'è appena arrivata una mail da Milano, ma adesso non voglio pensarci.

venerdì 10 ottobre 2014

Ho fame adesso (che maledetta fame ho)

Ah, oggi poco da dire, giornata passata in magazzino a sistemare tonnellate di manga della star comics anni '90 (in pratica quelli della mia infanzia: dragon ball, orange road, video girl ai, ranma, lamù e compagnia varia) visto che la fiera l'allestiremo direttamente domani. Sono tornato a casa esausto e sono crollato.
Però visto che domani si inizia seriamente (è pure arrivata la mia collega da Roma) e domani ho pure la serata organizzata, preso dall'entusiasmo ho provato a vedere se il fornello elettrico, assieme alla gavetta portata come pentolame, potesse essere una fonte di preparazione di cibi cotti che avrebbe potuto donare varietà alla mia dieta.
La risposta è no: il gioco non vale la candela, e seppur alla fine la vellutata di verdure della coop è stata nutriente sprecare tutta quella elettricità (quasi un'ora di fornelletto elettrico acceso è una follia, anche se non pago l'elettricità), per non parlare della rottura di palle e dell'odore che impesta casa e vestiti e soprattutto dover cucinare per terra per evitare di bruciare i mobili ikew, è una cosa che non reputo accettabile.

Appena avrò una casa vera recupererò, adesso investirò soldi in kebab piuttosto.

Per il resto il kit degli oggetti utili è quasi al completo, devo solo rimediare uno specchio per potermi fare i capelli (evitando di lasciare sgommate sulla nuca) e dovrei essere apposto.

Domani inizia la fiera e finalmente un po' di lavoro col pubblico :)

 Bella!

mercoledì 8 ottobre 2014

Non mi hanno colpito le scosse, non mi hanno rapito le brigate rosse

Arrivare davanti al portone di casa con la busta con la cena dentro. Inserire il codice del portone, poi quello della porta di "casa", ormai imparate a memoria. Infilare la chiave nella toppa della stanza, andare a prendere la tovaglietta rimasta in bagno ad asciugare assieme alle posate. Preparare tutto vicino al computer, col telefono attaccato per condividere la connessione, e godersi i due involtini primavera e gli spaghetti con verdure e gamberi (chissà di entrambi quanti ne ho mangiati in vita mia) sorridendo per il piacere di qualcosa di caldo.

È una settimana che sono qui, che sono arrivato a Bologna a vivere questo periodo (lo chiamo così, perché in cuor mio mi piacerebbe restare, ma non sono sicuro che il mio destino sia d'accordo) di vita, prendendomi del tempo per me, per stare da solo, per svegliarmi la mattina e guadagnarmi il pane e il tetto sotto il quale vivo, facendo i conti per restare nel budget giornaliero che mi sono dato per andarci almeno in pari, visto che non diventerò ricco stando qua, e neanche lo voglio.

Mi sento un po' come nei romanzi che leggevo da ragazzo, di questi personaggi intensi, che passano il tempo lavorando e godendosi i pochi spicci che hanno in tasca facendo solo quello di cui hanno voglia, che sia prendersi da bere, andare al cinema, o mangiare qualcosa di diverso dai panini/pizza al taglio/insalate che mi sono concesso in questi giorni, sbattendosene di quello che verrà dopo, di costruirsi un "futuro" che vada oltre l'acquisto del biglietto per raggiungere la prossima città in cui vivranno.

Bologna è una città in cui sto vivendo in maniera positiva, credo, la grande nostalgia del passato che mi porto. Di quello di un periodo universitario fatto di pasti frugali, sorrisi, serate fuori e levatacce, panni sporchi, persone incontrate per caso, amori nati incrociando uno sguardo e finiti pochi secondi dopo. Un passato che sognavo ma che non ho vissuto perché ho avuto una storia diversa. Nostalgia di un amore che non è andato come sognavo andasse. Nostalgia di una vita che da adolescente sognavo di fare e non ho fatto per colpa (o merito, chissà) di Roma e della vita che ho fatto là. Forse sono qui per recuperare e ritornare a quella vita, dopo che mille dolori hanno scremato tutte le puttanate che mi sono messo in testa negli ultimi 15 anni, o forse semplicemente per guardarla, sorridere ed esorcizzarla.

Non lo so, so che mi piace stare qua, e so che ad un certo punto dovrò prendere una scelta che adesso ancora non so fare. So che mi piace andare a prendermi una birra da solo e sorridere perché l'incontro Carmelo Pipitone dei Marta chiedere una Guinness vicino a me e vederlo stanco e brizzolato, dopo aver messo da parte per un po' la maschera che porta sul palco, dopotutto non mi sembra neanche troppo straordinario. Mi piace pedalare in questa città, mi piace la gente seduta ai tavoli assieme vestiti ognuno come gli pare senza che questo crei una qualche distanza. Mi piacciono tutte le piccole gentilezze che riesco a dare a degli sconosciuti in cambio del bel posto in cui mi trovo, dove noto cose che nessuno di loro nota più perché per loro è la normalità, ma che per me era motivo di sofferenza nel posto da cui vengo.

Adesso sono in questo "stato di confine", che poi è il titolo che ho dato a questa pagine, in cui vivo qua ma non ho ancora una vita qua, almeno non al di fuori del posto di lavoro, e mi piacerebbe averla come mi piacerebbe conoscere qualcuno che mi sorprenda chiedendomi di uscire in una sera come questa, che domani mi devo svegliare alle 6, ma andare lo stesso.

Vedremo, adesso vado a mangiarmi una fetta del tronchetto al cioccolato che mi sono comprato oggi perché avevo voglia di qualcosa che non fosse solo nutrimento, e vado a farmi una doccia (e amo farmi la doccia di sera, e infilarmi nel letto pulito e non l'ho potuto fare per un sacco di tempo).

Statemi bene, io sto cercando di farmelo.