sabato 4 ottobre 2014

Non c'era bisogno di essere amici per formare un gruppetto di due o tre ragazzi che correvano assieme

Alla fine i miei buoni propositi di economizzare di ieri sera sono stati soppiantati dalla mia voce interiore che mi ha detto, senza troppi giri di parole "Che cazzo! È venerdì sera, che stai a fa' a casa?". A cotanta ragionevolezza è difficile opporsi.

Il bello di Bologna (tra le altre cose) è questo, buttarsi per il pratello, fermarsi a prendere una birra e conoscere gente.

Nel mio caso si trattava di un tipo, tale Davide di Avellino (credo, comunque poco dopo scoprirò che è conosciuto da tutti come "il maggico" forse per aver vissuto per 10 anni a Roma) che ho beccato in fila al bar e con il quale ho iniziato a chiacchierare, tanto che poi m'ha portato al tavolo con i suoi amici (tutti psicoterapeuti più o meno studenti o praticanti la professione) e da lì a finire serata a piazza san francesco, in mezzo ad altre mille persone che il maggico incontrava o fermava più o meno senza motivo, e nel frattempo ho parlato con individui di tutti i tipi, tra cui una ragazza cinese che faceva modellazione 3d in cina, appassionata di League of Legends, che adesso studiava regia televisiva a Bologna, un ragazzo Tarantino col quale abbiamo parlato dell'Isola che vorrei, e con una punk romana che dopo avermi scroccato una sigaretta s'è buttata a ballare la pizzica in piazza.

Ho scambiato il numero col maggico e Cosimo, suo amico e coinquilino che mi ha detto che gli farebbe comodo una spalla per tenere a bada quel mattatore del suo socio. Penso che se manterrò questa amicizia conoscerò in men che non si dica mezza Bologna.

Sono andato via "presto" cogliendo il fatto che maggico era impegnato a corteggiare una ragazza discretamente alticcia e per salvare le energie in vista di sabato sera.

La strada del ritorno è stata piuttosto annebbiata e non so perché sono rimasto particolarmente affascinato da questa scritta, che erano tre giorni che incrociavo, tanto da immortalarla.
Vabbè l'ultima volta era un tombino, una qualche progressione (forse) c'è.



Il risveglio è stato meno traumatico di tanti altri in condizioni del genere e già lo spostare la roba dalla stanza per farmi il caffè in sala e tutta la preparazione mattutina della colazione (anche se praticamente il mio è stato un brunch) sembra che già sia abbastanza rodata malgrado quel poco di ruggine che mi porto appresso da un anno e mezzo di "fermo".

Fuori è una bella giornata e decido che mi piacerebbe leggere un po' in un parco e butto un occhio a google maps scoprendo che dovrebbe essercene uno dove non immaginavo ci fosse. Imbocco una stradina in mezzo ai palazzi poco lontana da casa (dopo aver girato a vuoto alla ricerca di un parco più grande in via saragozza) e mi ritrovo improvvisamente in mezzo a questo:


Leggo un po', mi godo la tranquillità e inizio a buttare un appunto mentale per un improbabile gioco che mi piacerebbe realizzare un giorno.

Torno a casa, scrivo qua sopra due righe, e mi butto sul letto ad accumulare energie per la serata mentre un gruppo di giovani amici monterotondesi sono in macchina per venire a ballare assieme tutta la notte.






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