sabato 11 ottobre 2014

Avrò il dono del passo obliquo del gorilla (e canterò)

Eh.
Stanco.
Sono stanco.

Diciamo che sono arrivato a questo fine secondo giorno di fiera accusando tutta la stanchezza di questa prima settimana di lavoro, dei 10 km in bicicletta dell'altro giorno e di tutti i km a piedi che ho fatto in questi giorni con delle scarpe scomode (mi mancano un po' tutte le mie scarpe da skater), del roBOt della settimana scorsa e soprattutto della serata di ieri, che ho fatto perché avevo troppa voglia di farmi una sera in compagnia di amici, di mangiare della roba cucinata, conoscere persone nuove (tra cui la barman del posto dove siamo andati dopo) e bermi una cosa in un posto dove non ero mai stato prima e di cui avevo sentito parlare.
Il problema era tutta la stanchezza di cui sopra che m'ha ammazzato (e forse anche quel litro di vino a cui è seguito un long island secondo me c'ha messo del suo) e stanotte sono tornato a casa in condizioni pessime, con una sveglia già puntata e che stamattina è stata tutt'altro che magnanima e dei postumi che m'hanno accompagnato (con tutta la cupezza emotiva che si portano con loro) per gran parte della giornata

Diciamo quindi che la pioggia di stasera è stato un ottimo alibi per far riposare un po' i piedi e tutto quello che c'è attaccato.

Il lavoro mi piace.
Mi piace stare con la gente, trattarla con gentilezza, aiutarla e vederla sorridere. 
Mi piacciono le persone che stanno là che cercano e ravanano in mezzo a tutta la roba qualcosa che possa piacere loro, col quale sognare, finire da un'altra parte, in quel posto in cui gli autori ti danno un punto di vista privilegiato per godersi le loro storie, i loro racconti, i luoghi che creano.
Sarà che sono ancora i primi giorni ma mi piace, malgrado tutta la stanchezza di tante ore in piedi, essere il tramite con il quale le persone ottengono cose che poi ameranno.

Poi magari quella gente la odierò, come odierò quei fumetti, quelle storie, quei banchi in cui si accumula polvere e sporco, così come dover andare al bagno per forza in un bar o gli stronzi accattoni con la parlantina che il fine settimana fermano la gente per la strada proprio fuori al nostro stand per farsi dare i soldi, mostrando tesserini fatti al computer e regalando penne dopo essersi intortate persone in buona fede (e finire, come al solito, a litigare tra di loro per soldi), o ancora odierò le giornate  di lavoro intense e troppo lunghe dei weekend come questi, nelle quali non riescirò a fare altro se non lavorare e che anche fare la spesa, una lavatrice, o comprare la catena seria per la bici mi è precluso e nelle quali sono costretto a dover correre a casa per lavarmi senza poter riposare neanche un minuto perché altrimenti non riescirei a fare in tempo agli appuntamenti con le persone che possono uscire solo nel weekend.

Però 'sti cazzi.

Adesso sono solo contento di fare quello che faccio, mi viene bene e le persone lo notano e mi ringraziano con i modi buoni che ricevo in cambio.

(Oggi addirittura dei fotografi che stavano facendo un reportage sulla città di Bologna e la gente che ci vive, dopo aver girato per la fiera per tutta la mattina hanno voluto fotografarmi perché piaceva loro il mio modo di fare e hanno preso i miei contatti per quanto pubblicheranno lo scatto)

Uno che s'è comportato da stronzo con me ancora non l'ho trovato (li troverò, lo so, ma ci sta e il rapporto con gli altri sarà in loro netto svantaggio) e potrà sembrare ingenuo, o sciocco, ma dopo tutto quello che ho passato in questi ultimi anni mi fa stare bene il rendermi conto che la gente, magari anche solo per un secondo, riesca a volermi un briciolo di bene vero.

Sono le 21e35 ed io sono già in pigiama, fuori piove e ascolto i Ratafiamm, cercando di capire se fumarmi o meno la prima sigaretta della giornata.

M'è appena arrivata una mail da Milano, ma adesso non voglio pensarci.

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