martedì 7 ottobre 2014

A cavallo di una bici il tuo principe verrà (e se qualcos'altro vuoi lui te lo darà)

Si, titolo piuttosto didascalico (anche perché dopo tutta quella strada ero più verde come la maglietta, che azzurro, ma tant'è), ma ci stava.

Ok, per chi non avesse visto su facebook stasera sono tornato trionfante in bici da San Lazzaro, dove un caro amico mi ha proposto di venire a prendere la sua in prestito per il periodo che sarò qui, invece di farle prendere la polvere.

(espressione stanca ma trionfante)


E fino a qua tutto ok, la cosa buffa è che io ho deciso che in finale era fattibile, dopo 20 anni che non prendevo la bici seriamente (seriamente almeno come un adolescente di cresciuto nelle colline sabine neanche troppo fomentato faceva e più di un anno dopo dall'ultima volta che ho inforcato i pedali di una in sardegna l'estate 2013), di notte, con le gomme appena rigonfiate (e quindi, malgrado l'aspetto ottimo, avevo messo in conto che avrebbero potuto abbandonarmi), non sapendo neanche la strada.

Un folle.

(indicativamente il percorso che mi sono accollato)


Ma quanto cazzo mi sono divertito, pure se ogni volta che salivo su un marciapiede e c'era un palo rischiavo di prenderlo, per non parlare di pedoni, carrozzine, gente in stampelle che usciva di casa, coatti che bloccavano il marciapiede apposta, lavori in corso, strade contromano, falsi piani, portici che finiscono in scalinate, o anche se nei momenti che dovevo portare la bici a mano mi cedevano le gambe.

Un sorriso ebete stampato in faccia.

E sono arrivato sano e salvo a casa.

E domani mi devo svegliare alle 7.
(quindi scappo, ciao!)

lunedì 6 ottobre 2014

Dell'autista chi si fida mica lo conosco chissà dove va.

Allora da ieri sono ufficialmente entrato in servizio, e il fatto che sia successo proprio di domenica è indicativo di quello che mi aspetterà da qui fino alle fine del Lucca Comics, visto che dubito che avrò giorni liberi per la mole di roba che abbiamo da fare da adesso in poi. La cosa non mi dispiace per niente, primo perché da come andrà questo periodo dipenderà la mia permanenze futura qua e secondo perché due soldi in più fanno comodo proprio in vista di questa cosa.

Il mio lavoro da adesso in poi sarà diviso in parte in una situazione di negozio/fiera ovvero a contatto con la gente e in contesti del genere me la cavo, l'altra parte è sistemare la roba di un magazzino 300mq che dire incasinato è un complimento, ma vi assicuro che vedere pile di fumetti di Alan Moore alti quasi fino al soffitto (per non parlare di altri migliaia di tesori sparsi e persi in mezzo alle altre cose) ha un certo fascino per il lato più nerd del sottoscritto.

(Tra l'altro in questi giorni ho scoperto che la zona dove vivo è collegata da dio, probabilmente a causa dello stadio, e a 100m da casa ho un autobus che mi porta a 30m dal magazzino che sta bello inculato a 40 minuti da dove sto. Sarà che a Roma è sempre un trauma prendere i mezzi, ma stranamente la cosa qua non mi dispiace affatto)

Pure col collega con cui condividerò il lavoro mi trovo bene. Si chiama Silvio, un romeno alto 1.90 e largo quasi altrettanto con un ottimo senso dell'umorismo e dallo sguardo profondamente buono. Oggi ho passato con lui il pomeriggio a cazzeggiare mentre litigavamo con le duecento edizioni diverse dalla Berserk Collection (PANINI COMICS MORTACCI TUA).

Lavoro a parte continua il processo di ambientamento casalingo. Oggi mi sono recato negli scantinati a fare la prima lavatrice, ho recuperato scopa e mocio e dato una bella pulita a quella che è a tutti gli effetti è più una casa vera e propria (senza cucina, sigh) che un ostello. Ho pure conosciuto finalmente la mia coinquilina mantovana, Francesca, una sorridente ragazza bionda di un ventitre/ventiquattro anni con dei bei capelli lunghi, con la quale ci siamo già scambiati le dritte sulla casa e iniziato a proporre reciproci aiuti e condivisioni: il mio fornelletto e caffettiera vs il suo forno a micronde. Forse riusciamo pure ad organizzare una pasta una sera di questa, come dei veri coinquilini.

Adesso devo solo risolvere il problema di internet visto che Wind pare avermi di nuovo abbandonato e forse è la volta buona che cambi operatore di nuovo (o almeno prenda una chiavetta/sim/cubebox/saituilcazzo per navigare su internet senza finire a 8kb/s come adesso (WIND MORTACCI TUA).

Si vedrà, per ora mi butto in branda che domani ho una pompa da bicicletta da rimediare.


domenica 5 ottobre 2014

Se esci non rientri

Sto cottissimo, stanotte ho dormito 4 ore e tra 2 ore attacco a lavorare in negozio, ma tutto sommato sto sul pezzo e stanotte ho tenuto tranquillamente testa ai giovincelli romani che sono saliti per il roBOt.


I ragazzi sono arrivati di pomeriggio e dopo aver mangiato qualcosa in un aperitivo, preso un caffè in piazza maggiore, vagato alla ricerca del parcheggio dove hanno lasciato la macchina e aver recuperato da un alimentari bangla gli ingredienti per il "bibbitone" (erano anni che non ci avevo a che fare con quella roba. probabilmente il peggiore gin lemon della mia vita, ma m'ha permesso di risparmiare al bar dell'evento, quindi tutto sommato pe' 'na volta ogni 15 anni si poteva fare), rapida sosta nella casa di reatini dove erano ospitati (una casa da paura su via indipendenza) e poi dritti a prendere la navetta strapiena di gente.





Ci scoliamo i bibbitoni nel tragitto e arriviamo direttamente per gold panda, che ha fatto un live set esattamente come me lo immaginavo. Poi da lì in poi è stato un crescendo continuo: i Moderat strepitosi e Jon Hopkins sorprendente: allo spring attitude pensavo di aver avuto modo di vederlo al suo massimale, ma ieri sera la sua performance è stata anni luce avanti rispetto a quella romana.
Factory Floor ce li siamo skippati perché dovevamo riprenderci (i set precedenti sono durati oltre un'ora e mezzo l'uno tra un cazzo e un altro) per la chiusura di Apparat (che ingenuamente credevamo avrebbe fatto un set calmo, quasi chill out, e invece ha menato, alle 5 mattino passate, come un ossesso). 




Usciamo prima della conclusione, belli rincoglioniti e riusciamo a prendere la navetta per la stazione senza troppi sbattimenti. Arrivati là, alle 6 passate, ci salutiamo al volo visto che stava partendo proprio il 39 che mi avrebbe portato sotto casa (ma non lo sapevo, e quindi sono sceso prima come uno stronzo per paura di arrivare inculopoli) e ricevo in dono tutti i biglietti non usati del bus.

Mi infilo a letto e svengo alle prime luci del mattino.

sabato 4 ottobre 2014

Non c'era bisogno di essere amici per formare un gruppetto di due o tre ragazzi che correvano assieme

Alla fine i miei buoni propositi di economizzare di ieri sera sono stati soppiantati dalla mia voce interiore che mi ha detto, senza troppi giri di parole "Che cazzo! È venerdì sera, che stai a fa' a casa?". A cotanta ragionevolezza è difficile opporsi.

Il bello di Bologna (tra le altre cose) è questo, buttarsi per il pratello, fermarsi a prendere una birra e conoscere gente.

Nel mio caso si trattava di un tipo, tale Davide di Avellino (credo, comunque poco dopo scoprirò che è conosciuto da tutti come "il maggico" forse per aver vissuto per 10 anni a Roma) che ho beccato in fila al bar e con il quale ho iniziato a chiacchierare, tanto che poi m'ha portato al tavolo con i suoi amici (tutti psicoterapeuti più o meno studenti o praticanti la professione) e da lì a finire serata a piazza san francesco, in mezzo ad altre mille persone che il maggico incontrava o fermava più o meno senza motivo, e nel frattempo ho parlato con individui di tutti i tipi, tra cui una ragazza cinese che faceva modellazione 3d in cina, appassionata di League of Legends, che adesso studiava regia televisiva a Bologna, un ragazzo Tarantino col quale abbiamo parlato dell'Isola che vorrei, e con una punk romana che dopo avermi scroccato una sigaretta s'è buttata a ballare la pizzica in piazza.

Ho scambiato il numero col maggico e Cosimo, suo amico e coinquilino che mi ha detto che gli farebbe comodo una spalla per tenere a bada quel mattatore del suo socio. Penso che se manterrò questa amicizia conoscerò in men che non si dica mezza Bologna.

Sono andato via "presto" cogliendo il fatto che maggico era impegnato a corteggiare una ragazza discretamente alticcia e per salvare le energie in vista di sabato sera.

La strada del ritorno è stata piuttosto annebbiata e non so perché sono rimasto particolarmente affascinato da questa scritta, che erano tre giorni che incrociavo, tanto da immortalarla.
Vabbè l'ultima volta era un tombino, una qualche progressione (forse) c'è.



Il risveglio è stato meno traumatico di tanti altri in condizioni del genere e già lo spostare la roba dalla stanza per farmi il caffè in sala e tutta la preparazione mattutina della colazione (anche se praticamente il mio è stato un brunch) sembra che già sia abbastanza rodata malgrado quel poco di ruggine che mi porto appresso da un anno e mezzo di "fermo".

Fuori è una bella giornata e decido che mi piacerebbe leggere un po' in un parco e butto un occhio a google maps scoprendo che dovrebbe essercene uno dove non immaginavo ci fosse. Imbocco una stradina in mezzo ai palazzi poco lontana da casa (dopo aver girato a vuoto alla ricerca di un parco più grande in via saragozza) e mi ritrovo improvvisamente in mezzo a questo:


Leggo un po', mi godo la tranquillità e inizio a buttare un appunto mentale per un improbabile gioco che mi piacerebbe realizzare un giorno.

Torno a casa, scrivo qua sopra due righe, e mi butto sul letto ad accumulare energie per la serata mentre un gruppo di giovani amici monterotondesi sono in macchina per venire a ballare assieme tutta la notte.






venerdì 3 ottobre 2014

Fissiamo la stanza, fissiamola adesso (ignoriamoci ancora come allora).

Allora come promesso oggi, visto che almeno stamattina c'era un bel sole, avrei fatto delle foto più decenti della mia sistemazione. È una foresteria, in pratica un incrocio tra una casa in affitto e un ostello e come avrete intuito è senza cucina, per questo mi sono portato il fornelletto elettrico.

Il posto è curato, luminoso e rinnovato da poco, mi piace, ci sto bene.






Stamattina dopo aver fatto la mia prima colazione e preparato il mio primo caffè bolognese (e considerando che la macchinetta è stata avviata poco prima di partire era pure quasi bevibile senza una correzione al latte, e io lo prendo amaro), ho deciso di andare a vedere la mostra fotografica di un regista con cui ho sempre avuto un rapporto conflittuale.






Non ho potuto fare altre foto a parte queste (e l'autoscatto l'ho fatto per riuscire a prendere qualcosa, in un angolo morto dalle mille sentinelle che stavano in ogni sala e corridoio, fingendo di scrivere un messaggio. tra l'altro ora che ci penso i tipi fermi e immobili con la musica ambientale che c'era sotto erano un po' inquietanti), ma la mostra era molto bella e le sue foto mi sono piaciute un sacco (forse anche perché mi ricordavano un po' le mie). Pure i corti non erano male, per quanto tutto sommato prescindibili (più interessanti a livello sonoro che visivo e credo che anche quel comparto sia stato fatto direttamente da lui).

Per il resto oggi me ne starò buonino a casa a fare un po' di sana spending review in prospettiva della nottata di domani.


giovedì 2 ottobre 2014

È finito il caffè


O meglio, sono partito proprio senza e quella è stata la prima cosa che bisognava rimediare, almeno per dare un senso al fornello elettrico che mi sono portato da casa e alla caffettiera rossa che sono riuscito ad avviare a tempo record prima di partire. Ma andiamo con ordine.

Dopo aver preso un italo stranamente puntuale (ed estremamente economico: in più di due anni di su e giù con bologna mai sono riuscito a pagare un biglietto solo 20€) mi sono recato direttamente alla foresteria nella quale almeno per ottobre sarò ospite.

Il posto a prima vista è carinissimo.

 (la mia stanza)
(la vista dalla mia stanza)

(poi domani posto qualche foto migliore sia della stanza che del resto,  ho capito stasera come fare fotocomposizioni su più assi, invece che solo panoramiche, e col sole è proprio carina).

Ho svuotato la valigia, fatto il letto, sistemato il computer (ok, lo ammetto, questa cosa l'ho fatta prima di sistemare il letto), controllato la connessione ad internet (anche questa) e fatto l'autoscatto che avete visto ieri su fb. Dopodiché, senza pensarci due volte, sono uscito deciso di farmi la serata di apertura del roBOt festival presso il palazzo di re Enzo al centro di Bologna.

(i puff del salone del podestà sui quali ci poteva sbracare)

(il soffitto del salone del podestà)

(videoproiezioni nel chiostro del palazzo di re Enzo)


(il live set ambient industrial di Roly Porter)


Il posto era bello e suggestivo, proprio come immaginavo dagli innumerevoli racconti che ho avuto, e la qualità degli spettacoli e dell'organizzazione era altissima, considerando anche il basso prezzo di entrata di 7€. Fico.
Finito là ho optato per una birretta al patrello lungo la via di casa e sono svenuto sul mio nuovo letto, dopo una doccia (e solo Dio sa quanto mi mancava farmi la doccia di notte) con ampio e profondo piacere. Ho sentito a malapena il rumore della mia coinquilina (che ancora non ho incontrato) che è tornata dopo di me (dannata gioventù. ma sabato mi rifaccio).

Il sonno dicevamo era un così ampio e profondo (soprattutto) piacere che oggi mi sono alzato, saltandolo, dopo pranzo e ho deciso di dedicare la giornata all'acquisto di beni di prima necessità (come, per l'appunto, il famoso caffè che ho trovato pure in offerta, oh yeah) e altri giri, come l'andare a parlare col mio futuro capo (e pare che inizierò pure prima del dovuto, con mia somma gioia) e prendere il biglietto del roBOt di sabato (che è inutile dirvi che sarà una serata spaziale). 




Il resto del tempo l'ho passato al telefono e a perdermi per il quartiere dove vivo con le buste della spesa.



E a scoprire che abbiamo anche un vecchio gattaccio che vive con noi.



In generale come prima giornata ci si può stare.



Questo stato di confine

Oggi mi vedo sbagliare molto più di ieri
e sono convinto che non sia un caso,
per questo cari amici e amiche me
ne vado via da questo stato di confine, di puttane, presidenti, di ogni cosa.

(Questo stato di confine, Albedo - A casa, 2012)

Oggi, il primo ottobre di sei anni fa, per la prima volta sono andato a vivere per conto mio.
Da allora ho cambiato tante case e tante cose sono cambiate.

Oggi dopo più di un anno e mezzo torno finalmente a vivere per conto mio.
È una sistemazione provvisoria la casa in cui sono ora, ma per me è un nuovo punto di inizio e mi piace e mi fa stare bene anche solo sapere di avere un posto, dopo un tempo che è sembrato infinito, in cui sono libero di essere soltanto quello che sono.

Bologna in questi anni ho imparato ad amarla per tanti motivi diversi e sono felice che proprio questa città, tra tutte quelle in cui in questi lunghi mesi ho cercato un posto per me, mi abbia chiamato e mi abbia permesso di lasciare un posto in cui non riuscivo più a immaginare di costruire qualcosa.

È questo quello che proverò a raccontarvi qua sopra.